La Sinagoga di Roma



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Roma è da secoli è considerata il centro della cristianità, ma oltre ai cattolici nel corso della sua storia molte altre fedi hanno convissuto sulle rive del Tevere.
Una delle comunità più importanti fu a lungo quella ebraica, nonostante gli altalenati umori del potere.

Nel 1870, all’indomani dell’Unità d’Italia, Vittorio Emanuele II concesse la cittadinanza italiana agli Ebrei della città di Roma, ordinando contemporaneamente che il Ghetto venisse abbattuto e ricostruito.
La Comunità Ebraica decise di costruire una nuova Sinagoga (chiamata Tempio Maggiore), scegliendo come luogo un punto vicino ai simboli del nuovo Stato, il Campidoglio, ovvero la Comune, ed il monte Gianicolo, teatro delle cruente battaglie risorgimentali.

Per non emulare le chieste cristiane, per la Sinagoga di Roma venne scelto uno stile architettonico sobrio e moderno, la base quadrata è sormontata da una grande cupola, mentre le pareti presentano alcune decorazioni ispirate all’arte orientale.
La facciata del Tempio Maggiore possiede tre ingressi nel portico, decorati rispettivamente dall’immagine di un candelabro a sette bracci, le tavole della legge, la stella di David ed il ramo di palma.

All’interno della Tempio Maggiore di Roma si trova la Sinagoga Grande, dove si tengono le cerimonie, e la sinagoga piccola, detti anche Tempio spagnolo, al cui interno sono conservati oggetti ed arredi sacri delle antiche cinque scole (Castigliana, Catalana, Siciliana, Nova ed Italiana) del ghetto.
Un piano della Sinagoga ospita il Museo Ebraico di Roma, dove sono esposti reperti archeologici, stampe, argenti e paramenti sacri, oltre ad un prezioso Aron-Ha-Kodeshil, mobile dove vengono riposti i sacri Sefer Torah, i rotoli della legge.

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